Xylella: cosa è ?

Un paio di giorni fa mia figlia, dopo avere visto un servizio al telegiornale, mi ha chiesto cosa era la xylella. Sinceramente le ho risposto in modo superficiale e quindi ho cercato qualche informazioni che riporto di seguito.
Ovviamente non voglio affrontare in modo scientifico la questione nè entrare in merito a speculazioni che sono state fatte per danneggiare, ancora una volta, il “made in italy”.
Buona lettura !

Dalle informazioni che ho trovato, sembra che il problema della xylella non si sia ridimensionato anzi,  la xylella avanza verso il nord della Puglia. Tre nuovi focolai sono stati scoperti dagli ispettori dell’Arif (Agenzia Regionali Attività Irrigue e Forestali) in valle d’ Itria, in provincia di Brindisi.
xylella 6

Il rinvenimento delle infezioni del temibile batterio sugli oliveti dei comuni di Ostuni, Ceglie messapica e Cisternino, in piena zona cuscinetto e al nord della striscia di contenimento .A Nord di questa zona si estende il paesaggio intatto da secoli degli olivi monumentali della piana tra Monopoli e Carovigno. Ancora più a nord l’olivicoltura da reddito della provincia di Bari. L’arrivo della Xylella in queste zone farebbe crescere a dismisura il conto dei danni legati all’inazione. Un conto che già oggi è elevatissimo. Sono infatti 1.650 le imprese agricole salentine che hanno fatto domanda per accedere al Fondo di solidarietà nazionale per i risarcimenti del dei danni causati da Xylella fastidiosa.

(FONTE : terraevita.edagricole)

 

Il caso xylella è scoppiato alla fine del 2013, ma che qualcosa non andasse i coltivatori se ne erano già accorti anni da qualche anno : cambio colore delle foglie, dei rami e del fusto, la chioma che si seccava. Un fenomeno che è andato espandendosi in tutta la provincia di Lecce  e in quella di Brindisi.

A questi problemi delle piante è associata la presenza di un patogeno: il batterio Xylella fastidiosa .

“Le analisi effettuate su piante di ulivo affetti e non affetti dal fenomeno del disseccamento, hanno mostrato che la Xylella si trova nelle zone in cui c’è il disseccamento. Il migliaio circa di piante risultate positive alle analisi provengono tutte infatti da zone con disseccamento. Non si ritrova invece dove il disseccamento degli ulivi non c’è”.

Questo è quanto afferma il ricercatore  Donato Boscia dell’ Istituto per la protezione sostenibile delle piante del  CNR , e continua : “non sappiamo fino a che punto il batterio causi il disseccamento, ma quello che è verosimile è che il microrganismo rompa un equilibrio e che la sua coesistenza con altri parassiti, come quelli fungini, peggiori la situazione”.
Il batterio si chiama così perché colonizza lo xilema delle piante (sappiamo per certo che, oltre agli ulivi sono suscettibili dell’infezione anche mandorli, ciliegi, mirto e acacia, solo per citarne alcune).

Lo xilema è l’insieme dei vasi adibiti al trasporto di acqua e soluti dalle radici alle foglie, e la presenza del batterio ne causa un’ostruzione. Spiega il ricercatore: “Colonizzando lo xilema, Xylella ne provoca il progressivo restringimento, li ottura, dando origine a un danno sostanzialmente meccanico della pianta per intasamento, che ne causa il disseccamento parziale o totale, anche se non sappiamo ancora quanto tempo intercorre tra l’infezione della pianta e la comparsa del fenomeno”.

Il danno, a livello produttivo, è sulla quantità di olio che la pianta potrebbe produrre (fin quando rimane vitale) non sulla sua qualità, tiene a precisare Boscia. A livello europeo quello di Xylella in Salento è il primo esempio di insediamento sul territorio, ma il batterio è già noto da tempo per causare danni alle specie vegetali, con lo stesso organismo che può manifestarsi in modalità diverse, come la malattia di Pierce sulle viti della California o la variegatura degli agrumi in Brasile.

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La sottospecie di Xylella fastidiosa riscontrata negli ulivi del Salento è la pauca, la stessa che in Sudamerica causa la variegatura degli agrumi, ma di un ceppo ancora diverso. “In contemporanea alla caratterizzazione del batterio riscontrato negli ulivi del Salento, identificato come la sottospecie pauca, in Costa Rica ne è stato identificato uno gemello, identico, rinvenuto però sugli oleandri, un’altra specie colpita da Xylella”, spiega Boscia: “Questo ci dice molto sia sulle evidenze del coinvolgimento del batterio nel disseccamento degli ulivi sia sul possibile percorso di ingresso del batterio: la Costa Rica è un grande produttore di piante ornamentali e se da una parte la regolamentazione europea ha vietato l’importazione di piante come gli agrumi e la vite appunto perché potenziali portatori del batterio, dall’altra parte ha lasciato aperte le porte ad altre centinaia di specie potenzialmente suscettibili all’infezione da parte di Xyella, attraverso cui potrebbe il batterio potrebbe essere giunto fino a noi”.

Anche la zona di Gallipoli, continua il ricercatore, “è un importante comprensorio floristico-ornamentale, e alcuni cofattori – come condizioni ambientali simili a quelle della California e la presenza di un efficace vettore (come la sputacchina Philaenus spumarius), potrebbero aver favorito l’insediamento del batterioA prova di questo, da quando è emersa l’emergenza degli ulivi, le analisi condotte hanno identificato la presenza di Xylella su una ventina di piante di caffè provenienti dalla Costa Rica e dall’Honduras. Un forte indizio sulla possibile origine del batterio”.

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Al riguardo la Comunità Europea si è pronunciata asserendo che “le misure prevedono la possibilità per l’Italia di applicare misure di contenimento in tutta la provincia di Lecce, in cui l’eradicazione non è più possibile. In tal caso resta l’obbligo di eliminare sistematicamente tutte le piante infette e di testare tutte le piante circostanti (entro 100 metri) in una zona di 20 chilometri contigua alle province di Brindisi e Taranto”.

Aggiunge Donato Boscia :“L’Europa ha bloccato il movimento di piante estendendo l’elenco di quelle a rischio anche a casi per i quali sappiamo che le specie non sono suscettibili al ceppo del batterio qui presente, come la nostra vite. In questo caso una delle possibili vie percorribili contro misure eccessivamente restrittive potrebbe essere quella di aumentare le evidenze scientifiche circa la non suscettibilità di alcune specie incluse”.

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Un altra misura di contenimento alla lotta di Xylella è quella di eliminare gli insetti vettori in particolare la sputacchina.

“Si è conclusa una prima fase della lotta agli insetti vettori, attraverso l’obbligo di lavorazione meccanica del terreno. gli insetti vettori infatti in certi periodi dell’anno si trovano in una fase del loro ciclo vitale in cui sono presenti in forma non mobile nel terreno: con la lavorazione si cerca di sopprimerli e in questi giorni c’è appunto una valutazione dell’efficacia dell’aratura”.

A questo si aggiungono altre misure di contenimento come tutta una serie di interventi insetticidi negli ulivi e negli uliveti interessati.

 

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